Gold Wing Club Italia
DAL 1982 IL CLUB UFFICIALE DEI GOLDWINGERS ITALIANI

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Medico in Sella

Richiesta per il Medico in Sella

Premessa:
E' con estremo piacere che vi comunichiamo la nascita di una nuova rubrica riservata ai soci del Gold Wing Club Italia 1989, "IL MEDICO IN SELLA".
Il nostro socio Prof. Ivanoe Pellerin curerà sul portale e sul Goldwinger questa rubrica medica di interesse moticiclistico. Tutti i soci potranno inviare quesiti ai quali riceveranno risposta(suggerimenti e non diagnosi) sul web e/o giornale, se di interesse generale (mantenendo ovviamente l'anonimato) o privatamente via mail se di interesse personale. I quesiti dovranno essere di carattere medico legato all'attività motociclistica, non verranno prese in considerazione domande che esulano da questa tematica. Il prof.Pellerin deciderà in modo inappellabile i quesiti ai quali rispondere. Augurandoci di aver fatto cosa gradita, nell'ottica di incrementare costantemente i servizi utili per i nostri soci, ringraziamo di cuore Ivanoe per la squisita disponibilità dimostrata ancora una volta verso il Direttivo e tutti i soci. A lui un augurio di buon lavoro!
Consiglio Direttivo GWCI 1989

Presentazione e modalità:
Su richiesta del Direttivo ho accolto con entusiasmo la richiesta di occuparmi di una rubrica di contenuto esclusivamente sanitario aperta a tutti i Soci del GWCI. Sono motociclista da sempre, driver di Goldwing da 10 anni e turista curioso e attento. La medicina ha occupato e occupa gran parte della mia vita in Ospedale e all’Università. Certamente vi sono molti argomenti di ordine medico che riguardano prevalentemente i motociclisti che possono interessare a moltissimi goldwingers e che possiamo guardare insieme da vicino e con simpatia.

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 Ivanoe Pellerin (Prof) - Socio #1430

Vi sono alcune piccole regole da ricordare:
1) Il curatore della rubrica risponderà sul nostro sito web e sul periodico GoldWinger solo a quegli argomenti di contenuto sanitario che siano di interesse generale garantendo la privacy.
2) Il curatore della rubrica risponderà per via diretta (e mail) a quelle richieste di particolare delicatezza a suo giudizio meritevoli.
3) Il curatore delle rubrica non risponderà a quesiti anonimi.

CURRICULUM del prof. Ivanoe Pellerin
* Specialista in Neurologia, Anestesia e Rianimazione
* Professore a c. Università degli Studi di Milano, Facoltà di Medicina e Chirurgia, Specialità di Anestesia e Rianimazione
* Direttore dell’Unità Operativa di Cure Palliative e Terapia del Dolore, Hospice e Ospedalizzazione Domiciliare dell’A.O. Ospedale Civile di Legnano. Dipartimento Oncologico XI Reg. Lombardia.
* Presidente del Comitato Etico dell’A.O. Ospedale Civile di Legnano.
* Coordinatore del Comitato “Ospedale Senza Dolore” dell’A.O. Ospedale Civile di Legnano.

Segretario Nazionale della Società Italiana di Cure Palliative (1997-2001)

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È estate gente, teniamoci da conto

giugno 2014: Cari Wingers, a capofitto. Siamo tutti alle prese con programmi, proposte e interpretazioni di giraingiro che spaziano per ogni dove, legati solo dalla voglia di muoversi in sella alle nostre amate Goldwing per lasciarsi alle spalle gli impegni, i problemi, le fatiche che la matematica del quotidiano quasi sempre ci impone. Ciascuno alla ricerca del divertimento, della libertà, di quella voglia di orizzonti lontani che spinge e preme nell’anima del motociclista. In fondo, come mi è capitato altre volte di affermare, è la ricerca di noi stessi, poiché la moto che sta là fuori e la persona che sta qui dentro, non sono mai separati. Bravi, fate bene. Buona strada per ogni dove.

Devo un ringraziamento a tutti coloro che hanno apprezzato la breve chiacchera sul “occupiamoci di noi” e che mi hanno chiesto alcuni chiarimenti e consigli. Pertanto mi pare utile aggiungere alcune osservazioni che fanno da corollario all’articolo precedente.

Per condurre al meglio, per essere “in ordine” in sella alle nostre amate bisogna davvero che ciascuno faccia una specie di riflessione su di sé al fine di programmare quelle giuste soste ristoratrici e quei “percorsi di benessere” che siano davvero di grande sollievo al nostro organismo. Già vi ho detto che il nostro corpo è fatto molto bene ma è deperibile e questo aspetto si percepisce più che bene col passare degli anni. Poiché in genere siamo tutti un po’ “over” dobbiamo appunto tenerci da conto. Chi non ha colto un dolore articolare o muscolare, un doloroso irrigidimento, quasi uno spasmo, quando scende dalla GW dopo qualche ora di guida? Ebbene, tranquilli, siamo assolutamente nella norma.

Dobbiamo evidentemente distinguere ciò che appartiene al nostro apparato osteoarticolare da quello fibromuscolare. Nel primo caso un dolce movimento di torsione e di allungamento, una blanda attività di stretching vi darà sollievo. Mi riferisco alle articolazioni dei polsi, delle ginocchia, delle spalle e a quelle piccole delle mani. Nel secondo caso un lieve massaggio condotto in allungamento, ancora una blanda attività di stretching vi aiuterà. Mi raccomando, mai forzare. Il dolore è un messaggio, è qualcosa che ci avvisa che un tessuto o un elemento corporeo è in difficoltà. Per chi avesse a disposizione un piccolo apparecchio per l’elettroanalgesia transcutanea (ve ne sono di molto piccoli e facilmente trasportabili) non esiti a concedersi una un’oretta di tranquillità. Ovviamente lo stesso riposo è utile.

Ora il caldo e il freddo. Di fronte ad un trauma o ad un dolore articolare l’applicazione di una borsa con il ghiaccio può aiutare la diminuzione dell’infiammazione. In tutti i casi agisce almeno da anestetico termico. Di fronte invece ad un dolore o contrattura muscolare la boule calda, il termoforo o semplicemente una bella doccia calda con lo spruzzo mirato sulla parte dolente per alcuni minuti, può migliorare la situazione. Pensate alla nostra povera colonna cervicale che deve, in aggiunta ad alcuni sovraccarichi che noi le procuriamo (la posizione obbligata, la tensione prolungata in avanti, ecc.. ), sostenere il peso del casco per molte ore. Essa è molto esposta a dolori, tensioni e contratture. In questo caso è proprio il caldo che può alleviare i disagi. Eseguite anche qualche dolce rotazione e qualche flessione in avanti ed estensione all’indietro, sempre con cautela. La stessa osservazione può essere applicata all’area dorso-lombare. Mai utilizzare il caldo di fronte ad un ematoma od un gonfiore di dubbia natura. Potreste peggiorare il quadro.

Vale la pena sottolineare ancora il grande problema delle dolenzie generalizzate che la conduzione delle nostre GW spesso ci impone. Occorre riprendere confidenza con i nostri tessuti immobilizzati dopo molte ore di guida. Una camminata a passo veloce per 15 – 20 minuti può essere di grande ristoro. Non ho parlato di corsa. Il motivo semplice è che se la colonna non è in buone condizioni ed allenata, l’appoggio del piede a terra, che nella corsa si solleva del tutto, crea qualche vibrazione e succussione che ripercorre tutta la colonna e che quindi può creare qualche pasticcio. Ricordate che è utile portare il nostro organismo “in fatica” per riadattarlo alle nostre normali attività. La fatica sportiva è quella che si crea quando eseguiamo un’attività fisica per un certo periodo di tempo. Non è quella di qualche sforzo occasionale, come sollevare un grosso vaso, che magari ripetiamo nel tempo dandoci però il momento del recupero.

Quando avvertiamo che il nostro lavoro muscolare inizia a farci leggermente sudare, a produrre un lieve aumento della frequenza cardiaca, della pressione arteriosa, del respiro, ebbene quello è proprio il momento nel quale il nostro corpo entra in fatica e perciò è opportuno mantenerlo per i famosi 15 – 20 minuti. Naturalmente ciascuno potrà gestire il proprio tempo come gli parrà più opportuno. Ma, mi raccomando, non credetevi degli atleti se non lo siete. Aumentate il tempo delle vostre attività in maniera progressiva. Non dovete allenarvi per le olimpiadi, ma soltanto tenere in buono stato ciò che il buon Dio (o chi per esso) vi ha dato. Siate umili ma tenaci e il vostro organismo vi ringrazierà permettendovi delle ottime performaces. Ognuno sceglierà l’attività che preferisce, soprattutto per quei “percorsi del benessere” che sono molto utili per ridare forma e coerenza ai nostri apparati osteoarticolari e fibromuscolari. Ho già accennato all’utilità del nuoto, della bicicletta e dell’attività fisica svolta in adeguati centri, magari sotto la sorveglianza di tecnici specializzati, a volte accompagnati da sauna, massaggi e pilates.

Questo vale per la quotidianità. Quando scendiamo stanchi ed affaticati dalle nostre amate cavalcature, ricordate questi consigli. Non siate pigri e certamente vivrete meglio e più a lungo. Se non fossi stato abbastanza chiaro, scrivetemi. Vi seguo da vicino.

È estate gente, teniamoci da conto. Á bon fin toujours.

Il medico in sella.

Prof. Ivanoe Pellerin


EPICONDILITE

Domanda:

buongiorno,sono da pochissimo iscritto al GWCI e certo che come primo approccio avrei preferito un argomento diverso da quello di natura medica. Comunque .... è da circa 4/5 mesi che convivo con una infiammazione al tendine del braccio sx, comunemente chiamata anche "epicondilite".   In questo periodo ho provato con ogni sorta di cerotti, pomate e quant'altro, ma sempre con scarso risultato finale. Certo, magari servirebbe il riposo totale ma non riuscendo a star distante dalla moto e dunque al conseguente utilizzo della leva della frizione, dopo ogni uscita noto un gran dolore che puntualmente si riacutizza all'uscita successiva, vanificando così ogni tipo di cura in corso. Tralasciando l'ipotesi di omettere l'uso della frizione ;-)), può confermarmi che esistono dei tutori che agevolano l'articolazione senza accusare particolari dolori ? Sarà poi ben accetto qualsiasi altro tipo di consiglio. Nel ringraziare in anticipo, porgo i migliori saluti. GM

Risposta:

Rispondo ad un amico winger che mi parla di un dolore al gomito definito “epicondilite” o “gomito del tennista”. Questa sindrome dolorosa, più diffusa di quanto non ci si immagini, è usualmente accompagnata da una storia di un uso eccessivo dei muscoli estensori e supinatori del polso. Si riscontra facilmente in alcuni sport come il tennis o il golf o in occupazioni che richiedono movimenti ripetuti ed “in sovraccarico” (come nel lavoro del fabbro). Per i più curiosi sottolineo che la causa del dolore è di natura infiammatoria e riguarda le inserzioni (sull’osso) di questi muscoli. Risulta più difficile controllare questo dolore poiché le inserzioni sono fibrose, quindi con una vascolarizzazione limitata. Per questo motivo il dolore facilmente cronicizza e può durare per lunghi periodi di tempo.

In questi casi il paziente riferisce un intenso dolore al gomito, frequentemente irradiato al polso o alla spalla. Qualsiasi movimento di presa è doloroso o diventa doloroso, purtroppo anche la guida della motocicletta, e a volte questa situazione può portare perfino a far cadere gli oggetti dalle mani. La dolorabilità è incostante, nel senso che può diminuire o aumentare,  ma l’uso dell’avambraccio e/o del polso la risveglia e la esalta. La digitopressione applicata ai condili laterali del gomito causa un intensa dolorabilità ed è la spia della situazione. Anche la dorsi flessione del polso può risultare dolorosa. Attenzione alla famigerata ed esagerata “stretta di mano”, magari di un amico buontempone.
Per “chi ne vuol sapere di più”, dico che spesso si sviluppano “trigger points” (TP) o punti dolorosi la cui sollecitazione determina dolore. L’identificazione dei TP è utile per la terapia. Spesso la chiave del dolore epicondiloideo è proprio il TP del muscolo supinatore (Travel e Simons, 1983).

Mi spiace affermare che non vi sono rimedi certi e sicuri. Naturalmente occorre astenersi da quelle attività, soprattutto sportive, che risvegliano o intensificano la dolorabilità. Almeno durante il trattamento. Confermo all’amico winger che i cerotti trans dermici o le pomate non danno buoni risultati.
Cari amici, quindi il primo rimedio è il riposo. Di seguito: a) l’applicazione di ghiaccio alcune volte al giorno; b) l’uso ripetuto per alcuni giorni dell’elettroanalgesia transcutanea ( o T.E.N.S.) che naturalmente deve essere realizzata da persone esperte per almeno un’ora per ciascuna seduta (da ripetersi nel tempo per cicli), condotta attraverso degli elettrodi applicati sulle aree del condilo e su quella radiale corrispondente; c) l’uso dei farmaci antinfiammatori può essere consigliato per pochi giorni a causa degli effetti collaterali che in Italia non vengono per nulla considerati; meglio l’impiego prolungato di paracetamolo con adatto dosaggio; d) a parer mio sono molto utili le infiltrazioni locali ripetute nel tempo (particolarmente quando sono evidenti i TP) con anestetico locale, eventualmente unito a piccoli dosaggi di derivati cortisonici (per l’importante azione antinfiammatoria  realizzata proprio lì dove serve) praticate da un medico esperto (diffidate dalle imitazioni); e) quando la situazione si avvia alla risoluzione possiamo considerare anche l’uso di calore superficiale e/o di ultrasuoni.

Confermo all’amico winger che vi sono in commercio dei tutori abbastanza leggeri per il gomito, quindi di facile impiego, che consentono di utilizzare l’avambraccio diminuendone lo sforzo. Alcuni traggono un grande giovamento da questa possibilità. Attenzione però al sovraccarico. Occorre farsi consigliare da un fisioterapista o da un esperto di protesi ortopediche, possibilmente di fiducia.

Cari amici, io impiegherei contemporaneamente più tecniche fra quelle sopra riferite per avere maggiori probabilità di successo. È difficile credere che l’epicondilite guarisca “per conto suo”, anche se sono stati riferiti i più diversi casi.
Scrivetemi ancora e “à bon fin toujours”.
Il Prof
 


ERNIA DISCALE

Domanda:

Buongiorno Prof…

il mio problema si chiama ernia discale, moderata ma tuttavia fastidiosa perchè mi obbliga saltuariamente a fermarmi e curarmi con antiinfiammatori e rilassanti muscolari. Il quesito è questo: premesso che la bike è dotata di schienalino e ho aggiunto un piccolo supporto lombare dietro la sella rilevo che più tempo passo alla guida e più la schiena si rilassa e ne traggo giovamento anche nei giorni seguenti. Qual'è la motivazione di questo giovamento che peraltro non succede (anzi ho dolore)alla guida dell'auto. è una situazione reale provata più volte e sicuramente non emozionale data dalla guida della gold.

Risposta:

Rispondo ad un amico winger che mi parla di un dolore alla colonna provocato da una fastidiosa ernia discale suppongo lombare. L’argomento è di grande interesse e di problematica complessità anche per i medici esperti. Pertanto risponderò in capitoli successivi non essendo possibile condensare il problema lombare in poche righe.

Capitolo 1- “La colonna ed i suoi accessori” 

Pensate che il dolore lombare ampiamente inteso è un problema sanitario di tipo sociale poiché nei paesi industrializzati assorbe per il suo trattamento un’ingente quantità di risorse pari 10/20 miliardi di dollari l’anno tra visite specialistiche,  ingressi in Pronto Soccorso e/o in degenza ospedaliera, numerosi esami per immagini cioè radiografie, TAC e Risonanza ed altro. Spesso questi malati complessi, gravemente doloranti, vagano da un Ospedale ad un altro, da uno specialista all’altro, senza trovare adeguate risposte alla continua sofferenza e con un notevole dispendio di risorse in termini di esami strumentali e non, ricoveri, consulenze per lo più confuse, dispersive ed inutili. I costi sociali di questa diaspora sono molto elevati. Le lombalgie, le lombosciatalgie e i dolori della colonna in genere sono di complessa valutazione per molti specialisti, a volte risultato o complicanza, per fortuna rari, del fallimento della terapia chirurgica, situazione denominata con termine tecnico come  “failled back surgery syndrome”.

Accanto a queste righe avete l’immagine di un tratto della colonna, definito appunto “lombare”. La colonna è un organo molto complesso. La possiamo “vedere” come dei cilindri ossei (corpi vertebrali) posti uno sull’altro, separati da una specie di cuscino (il famoso disco) che funge da ammortizzatore. Questi cilindri ossei sono accompagnati da altre formazioni (processi di vario genere, lamina, peduncoli ed altro) che determinano uno spazio tondeggiante dove è situato il midollo spinale che si estende lungo tutta la colonna. Quest’ultima sorregge tutto il nostro corpo ed è composta da 24 corpi vertebrali, divisi in 7 cervicali (C), 12 dorsali (D), 5 lombari (L) ( dal numero 20 al numero 24 dell’immagine) ed inoltre il corpo sacrale (numero 25) ed il coccige (numero 26). Sono numerate dall’alto al basso, quindi per intenderci L5 corrisponde alla quinta vertebra lombare.

Ciascun corpo vertebrale si collega a quello superiore e inferiore con legamenti, inserzioni muscolari, piccole articolazioni sopra e sotto, a destra e a sinistra denominate “faccette articolari, ed altro. Tra una vertebra e l’altra è presente un piccolo canalino osseo definito “canale di coniugazione” dove passano le radici nervose che, fuori dalla colonna formano o direttamente dei nervi periferici come i nervi intercostali (per l’appunto a livello toracico) o si riuniscono come i rami di un albero a formare i grandi plessi nervosi che producono per divisioni successive i nervi che vanno agli arti superiori e a quelli inferiori. Formano dunque i due noti plessi, quello brachiale a livello “del collo” e quello lombare. Mi rendo conto che questa semplice precisazione di tipo anatomico è un po’ noiosa ma vi assicuro indispensabile per cercare di capire di che si tratta. Come potete adesso intravedere il dolore lombare è molto difficile poiché molte sono le strutture che sono coinvolte e che lo possono provocare.

Torniamo al nostro disco, quel “cuscino” che è posto tra una vertebra e l’altra. I due tratti della colonna maggiormente sottoposti ad usura sono quelli cervicale e lombare. Non vi sono infatti movimenti, gesti o spostamenti di parte del nostro corpo  che non mettano in attività una o entrambe queste formazioni. Dunque come è facile immaginare le sollecitazioni di queste due zone della colonna sono enormi. Per darvi un’idea di questo vi dico che tra la L5 e S1 (la prima sacrale) il disco viene sollecitato con una compressione pari a quattro volte il vostro peso per centimetro quadrato. Per semplicità potete considerare il disco come un elemento fibroso-elastico, proprio come un cuscino. Se sprimacciate il cuscino esso tornerà nella forma originale. É quello che succede normalmente al nostro disco lombare. Ma con il passare del tempo la parte elastica si deteriora e si perde e la parte fibrosa andrà incontro a degenerazione. Allora il nostro cuscino non tornerà più nella forma originale, si assottiglierà, diventerà più fragile e tenderà a deformarsi. Ora le deformazioni del disco possono essere di vario grado e vengono “viste” da esami importanti come la TAC o la Risonanza Magnetica.

Il nostro cuscino è circondato da una “federa”, chiamata “anulus”, come fosse la cintura dei pantaloni. Quando sotto le continue sollecitazioni anche l’anulus si rompe allora una parte del disco si sposta lievemente dalla sua sede naturale. Per il nostro corpo anche minime modificazioni sono ovviamente importanti. Il frammento del disco può orientarsi lateralmente e urtare la radice nervosa che passa molto vicino, nel  canale di coniugazione di cui vi ho accennato. Si tratta della famosa “ernia discale” che non necessariamente provoca sempre dolore. Se il tessuto del disco comprimerà la radice nervosa avremo quello che in gergo è definito un “conflitto disco-radicolare” e dunque una lombosciatalgia poiché il dolore potrà essere sia a livello lombare sia proiettato proprio nel distretto del corpo di pertinenza del nervo in questione. Per es. per il conflitto fra L5 ed S1 il dolore potrà riguardare anche la coscia, la parte esterna della gamba fino al piede, faccia laterale. Nel conflitto disco-radicolare di fatto si crea un focolaio infiammatorio poiché i due tessuti di cui vi ho parlato, quando sono troppo vicini, non vanno d’accordo e creano un fenomeno infiammatorio. Quindi si gonfiano e ciò garantisce il peggioramento del conflitto e del dolore. Ecco perché in genere i farmaci chiamati “antinfiammatori” sono piuttosto efficaci ma, tuttavia, devono essere usati con cautela per gli effetti collaterali. Il dolore di questo tipo tende a confermarsi, a tornare (almeno fino a quando le cause che l’hanno provocato non sono rimosse) quindi a cronicizzare. Il dolore cronico aumenta la contrazione dei muscoli afferenti all’area dolente e l’aumentato tono muscolare aumenta il dolore, esattamente come un “corto circuito”. Anche i farmaci che servono a diminuire la contrattura muscolare sono utili, ma questo è un argomento che affronteremo in seguito.

Ritorniamo al nostro amico winger che ci racconta elementi di grande interesse. Il nostro corpo tende spontaneamente all’equilibrio, quindi tende a compensare tutte le faccende che lo turbano. Anche la colonna non fa eccezione. Ecco perché in particolari situazioni, spostamenti, mobilizzazioni o posizioni diverse possono fare la differenza. Modificare, diminuire o scaricare il peso del corpo migliora notevolmente la compressione a livello dell’ultimo tratto lombare. Quindi la postura, come noi stiamo o ci muoviamo nello spazio,  ha un’enorme importanza. Quando siamo in posizione seduta, a 90°, la compressione L5-S1 di cui vi ho detto deve essere moltiplicata per 1,8.

Ecco perché un appoggio, che spinge in avanti la schiena, lo schienalino, che offre un supporto, un corsetto non rigido, sono elementi di grande utilità. Personalmente vi consiglio di dotarvi di questi aiuti davvero rilevanti per la salute della nostra schiena, particolarmente per chi è (mi permetto) un po’ avanti con gli anni. Pensate che per i guidatori di automezzi, soprattutto quelli pesanti (TIR o autoarticolati) i disturbi della colonna sono malattie professionali. Anche i migliori sedili ergonomici delle moderne autovetture permettono alle vibrazioni di raggiungere la colonna e di fare parecchi danni. Una doccia calda sul tratto lombare della colonna, concentrato per alcuni minuti, magari con un sediolino da doccia, oppure l’impiego di un termoforo in posizione adeguata, dopo i nostri giraingiro sulle nostre amate Goldwing, possono essere di qualche utilità.

Nella prossima puntata parleremo dei  possibili rimedi. Scrivetemi ancora e … sempre  “à bon fin toujours”

Il Prof

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